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CAMPOSANTO


Camposanto è un paese di circa 3.000 abitanti, con una superficie di 23 kmq. La prima citazione ufficiale conosciuta del toponimo “Campus Sanctus” (risalente al 1445), non ha nulla a che fare con eventi drammatici o con fantomatici luoghi di sepoltura. Essa pare derivare dalla famiglia nobiliare dei Santi, che sul finire del 1300 ottenne dagli Este vaste investiture di terreni nel modenese. La storia di Camposanto è strettamente legata fiume Panaro. Il borgo, infatti, sorse probabilmente attorno ad un preesistente fortilizio posto a salvaguardia della navigazione e a tutela del passo fluviale. Nel 1743, il giorno 8 febbraio, Camposanto fu teatro di un epico scontro, fra gli eserciti austro-sardo e gallo-ispano, nell’ambito della guerra di successione al trono d'Austria (1740-48) che insanguinò mezza Europa. La battaglia si concluse con furiosi scontri all’arma bianca, condotti fra le case del centro e di Passovecchio, cagionando oltre 4000 morti. Il retaggio di quel cruento episodio permane nella simbologia del vessillo comunale: una spada ed una sciabola incrociate che sovrastano l'emblema araldico.


Lo sviluppo del territorio lungo la riva sinistra del Panaro, che costituisce per lungo tratto il naturale confine con la provincia di Bologna, ne ha condizionano la storia fin dall’alto medioevo ove opere di regimentazione idraulica, di disboscamento e bonifica causarono importanti movimenti demografici.


Il borgo, sorse probabilmente attorno ad un preesistente fortilizio, posto a salvaguardia della navigazione e a tutela del passo fluviale. Il nome del rione Bastiglia, completamente raso al suolo dai bombardamenti del 1944-45, evoca, infatti, la lontana presenza di una struttura adibita a tali funzioni.


Il progressivo decadere del monastero nonantolano accentrò nelle mani degli Este lo sfruttamento di gran parte del bosco della Saliceta, residuo dell'antica selva di Lovoleto. Da Camposanto i livellari (amministratori appositamente investiti) gestivano la conduzione del bosco, ed il legname che se ne ricavava era imbarcato sulle chiatte fluviali alla volta di Modena e Ferrara.


La fertilità della terra, strappata all'acquitrino, richiamò addetti all'agricoltura. Vasti campi di cereali, intervallati da lunghi filari di vite, si sostituirono all'antico rigoglioso caos del bosco e del sottobosco.


Nel primo dopoguerra, sotto la spinta di esigenze umanamente comprensibili, fu definitivamente estirpato il residuo Bosco della Saliceta, ultimo lembo della secolare Selva di Lovoleto.


La prima citazione ufficiale conosciuta del toponimo Campus Sanctus risale al 1445. L'origine del nome quindi non ha nulla a che fare con eventi drammatici o con fantomatici luoghi di sepoltura. In mancanza di ulteriori elementi probanti si deve accettare l'ipotesi più plausibile: cioè la correlazione del nome del paese con quello dei Santi, nobile famiglia ferrarese che, sul finire del 1300, ottenne dagli Este vaste investiture di terreno nel modenese.


Nel 1743, il giorno 8 febbraio, Camposanto fu teatro di un epico scontro, fra gli eserciti austro-sardo e gallo-ispano, nell’ambito della cosiddetta "guerra di successione austriaca" (1740-48), che insanguinò mezza Europa a motivo della successione dinastica al trono d'Austria. La battaglia si concluse con furiosi scontri all’arma bianca, condotti fra le case del centro e di Passovecchio, cagionando oltre 4000 morti, ma ebbe esito incerto: entrambi i contendenti si attribuirono la vittoria. Il retaggio di quel cruento episodio permane nella simbologia del vessillo comunale: una spada ed una sciabola incrociate che sovrastano l'emblema araldico.


Dopo un breve periodo di autonomia comunale nel 1815, con la restaurazione ed il ripristino dell’autorità ducale modenese, il paese fu assoggettato alla Comunità di S. Felice, riacquistando dignità comunale solo dopo l’Unità d’Italia.


Il figlio più illustre di questa terra è certamente Pietro Giannone (Camposanto 1791 – Firenze 1872), eroe, poeta ed esule del nostro Risorgimento Nazionale, ma una menzione meritano anche Mons. Luigi Spinelli (Cabianca 1820 – Modena 1882), fondatore delle prime "scuole serali gratuite per i figli del popolo" e Maria Barbara Tosatti (Cabianca 1891 – Roma 1934), poetessa di buona fama.


La chiesa parrocchiale, intitolata a San Nicolò protettore dei naviganti ed elevata a Pieve nel 1629, si pregia di un campanile che dal 1825 inalbera una bella cuspide a “cipolla”, opera del finalese Alessandro Rossi. Secondo una simpatica tradizione popolare la forma della guglia richiamerebbe, invece, un fiasco: a testimonianza perenne del buon vino che si beve da queste parti!


All'interno del vano ecclesiale si segnalano: due imponenti altari in stucco in stile Rococò, del bolognese Giambattista Camporesi (metà del XVIII sec.); il volto in gesso del 1714 del modenese Silvestro Campiotti (o Campriotti); gli affreschi dei primi del '900 del camposantese Vittorio Neri; la cinquecentesca vasca battesimale in marmo rosso; l'organo pneumatico del Traeri (installato in origine nel 1748 in una cantoria laterale all’altar maggiore); una Via Crucis - datata 1776 - del pittore di scuola veneta Antonio Moretti; infine, un magnifico paliotto in scagliola policroma, posto nella cappella laterale dedicata a S. Eurosia, attribuito al carpigiano Marco Mazelli (1640–1713).


Lungo la Riviera del Panaro, sorgono alcune interessanti residenze padronali: il settecentesco palazzo Cortesi che spesso ospitò l'omonimo vescovo modenese; il complesso denominato La Corte, attribuibile nelle forme attuali ai secoli XVII-XVIII preannunciato sul lato orientale dalla bella torre (Torre Ferraresi); l'ottocentesca villa Bergamini, sorta ove sorgeva una precedente residenza padronale di cui ora resta solo una torretta romanica.


Oltre il rione di Passo - S. Anna, un accesso privato porta all'oratorio fondato dalla marchesa Donna Caterina Forni nella prima metà del XVII secolo dedicato al culto di S. Anna ed abbellito in seguito dalle decorazioni di Vittorio Neri.


Superata la borgata di Bottegone (antico luogo di sosta e ristoro), si giunge alla località di Gorzano, ove il bell'oratorio settecentesco dedicato allo sposalizio della B. V. Maria è stato recentemente recuperato alla sua funzione.


Dall'altro capo del paese, in località Passovecchio, si trova a bordo strada un tempietto dei primi del novecento dedicato alla B.V. di Lourdes, eretto in riparazione di un sacrilego gesto ai danni di una maestà che sorgeva, nello stesso luogo. Il nome del rione allude alla possibilità, un tempo, di “passare” il fiume, e l’aggettivo “vecchio” lo data antecedente a quello di Passo - S.Anna.


Proseguendo verso est si arriva all’agglomerato di Ghirone, quasi certamente la località trae il nome dalla voce gergale ghiroun che, nella parlata di un tempo identificava un oggetto o una figura di forma irregolare, dal contorno incerto.


In località Cadecoppi, si segnala la chiesa che un tempo estendeva il suo ambito parrocchiale anche a località poste oltre il fiume. L’edificio, d’impianto cinquecentesco molto rimaneggiato, conserva al suo interno una pregevolissima pala d'altare di Adeodato Malatesta (XIX sec.) raffigurante il titolare S. Girolamo ed una importante reliquia di S. Fedele martire.


Il confine col territorio di Finale Emilia è segnato della località Cabianca che mantiene la sua fama non più per l'antico passo, esistente fino agli anni '60, ma per una specialità gastronomica: il “gnocco ingrassato” proposto come piatto unico dalle due trattorie esistenti.



Fiere e manifestazioni

Patrono: S. Nicolò di Bari, 6 dicembre
Compatrona:
Sant’Eurosia
Sagra di Bottegone:
ultima domenica di maggio
Fiera di Camposanto:
seconda domenica di luglio
Sagra di Passovecchio:
ultima domenica di luglio
Sagra del Bosco:
ultima domenica di agosto
Sagra di Sant’Eurosia:
terza domenica di settembre
Sagra di San Fedele:
a Cadecoppi, ultima domenica di giugno


Prodotti tipici


La tradizione culinaria di Camposanto non si discosta molto da quella delle altre località della Bassa modenese che hanno condiviso, non solo un’economia per molto tempo prevalentemente agricola, ma anche vicende storiche, dialetto e cultura del cibo.

Anche a Camposanto, allora, le specialità di primi piatti consistono nella pasta all’uovo fatta a mano “la sfoglia”, per il secondo, invece, il re della tavola è sicuramente il maiale: ancora oggi, nella piazza principale, sopravvive l’antica arte della lavorazione delle carni la pcaria.

Molto frequenti nella preparazione e nel consumo sono altri tipi di impasto come il gnocco fritto o il gnocco ingrassato che si accompagnano ai tradizionali salumi. Il gnocco ingrassato o sfogliato, tradizionalmente prodotto in località Cabianca, può essere considerata la specialità gastronomica tipica di Camposanto.