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MEDOLLA



Boschi, nebbia e paludi. Erano questi gli elementi dominanti del paesaggio della Bassa modenese, quando nel 776 Carlo Magno donò all’abbazia di Nonantola la Pieve di Camurana, con le chiese e gli edifici ad essa connessi. Don Francesco Gavioli e Claudio Malagoli sostengono, nella loro “Medolla e il suo territorio comunale”, che la Pieve di Camurana esisteva “per certo” già dal VI secolo.


Controversa l’etimologia di Medolla. Anche se l’ipotesi più accreditata è che derivi dal latino Medulla, deformazione di Medolla, ovvero capanna di paglia che fu la dimora dei primi “Medollesi” in una terra allora inospitale e paludosa.


Erano tre i castelli che difesero il nostro paese. A Camurana, Medolla e Villafranca. Quelli di Medolla e Camurana erano già scomparsi nel XIV secolo, lasciando pochissime tracce. Il castello di Villafranca, invece, distrutto, assieme a quello di Medolla, il 13 luglio del 1330 da Malatesta dei Malatesti, fu poi riedificato e nuovamente distrutto al principio del secolo XV.


Dal 1355 Medolla e le sue frazioni seguirono le vicende di Modena e degli Estensi e le guerre che questi dovettero sostenere per mantenere l’autonomia politica.


La millenaria Fiera, che si svolge ancora oggi la prima domenica di luglio, conobbe il suo periodo d’oro nel ‘500. Nel 1536 durante la dominazione spagnola in Italia, gli eserciti belligeranti trattarono addirittura una tregua per consentire lo svolgimento delle fiere. Tutto questo a dispetto dei dazi che gravavano già allora sulle merci e dei banditi che infestavano l strade. Il suo successo fu dovuto anche alla felice posizione geografica al confine tra il Ducato di Modena, il Lombardo-Veneto e gli Stati Pontifici.


Nel 1629 calarono nella Bassa i Lanzichenecchi, feroci soldati mercenari che si abbandonarono a razzie e devastazioni. Durante l’estate esplose una terribile epidemia di peste. Medolla, Camurana e Villafranca furono recintate da sbarre e sorvegliate da guardie che costituivano un severo “cordone sanitario”. Dal settembre del 1629 al gennaio del 1631 morirono di peste nel nostro territorio 156 persone.


Nel 1704 le truppe francesi ed austriache passarono per Medolla, lasciandosi alle spalle rovine e morti. Nel 1705 la collinetta di Montalbano fu utilizzata dai francesi per cannoneggiare l’assediata Mirandola. Solo nel 1748, con la pace di Aquisgrana, tornò la pace che avrebbe assicurato un cinquantennio di relativa calma. Nel 1796 con la calata di Napoleone, Medolla, come tutto il modenesi, conobbe un nuovo periodo di lutti, miserie, rivolte contadine e carestie.


Dopo l’annessione al Regno Sardo anche Medolla, dal 1 gennaio 1860, fu elevata al rango di Comune con due frazioni: Camurana e Villafranca. Il 10 marzo 1860 fu nominato, direttamente dal re, il primo sindaco che fu Leopoldo Tosatti.


Fiere e manifestazioni

Patrono: San Senesio e San Teopompo , 21 Maggio
Festa di Carnevale: nel mese di Aprile
Festa del volontariato: 1^ domenica di Maggio
Estate Medollese: da Giugno a Settembre
Fiera di Bruino: 1^ domenca di Luglio
Comunità in Festa - Notte di San Lorenzo: dal 9 al 15 Agosto
Sagra di Villafranca: 3^ e 4^ settimana di Settembre
Sagra di Medolla: 1^ domenica di Ottobre

Prodotti tipici

Medolla, a ben vedere, non ha una specifica tradizione gastronomica, ma in comune con gli altri paesi della Bassa ha le antiche ricette che si tramandano di generazione in generazione. Non c’è donna adulta in paese che non abbia udito la propria nonna o madre affermare che il ragù deve bollire pazientemente per ore, o che la pasta all’uovo va tirata rigorosamente omogenea, oppure che le tagliatelle devono essere tagliate sottili come capelli.

Ecco, la pasta all’uovo tirata a mano, in diverse forme dimensioni, è la regina della nostra tradizione culinaria. Si va dai modesti quadretti ai più elaborati “strichetti”, dalla delizia dei maccheroni pettinati, fino alla perfezione gastronomica dei cappelletti di carne magari passando, meno gloriosamente ma non meno ghiottamente, attraverso i “graten” con la zucca o i “maltagliati” coi fagioli.

Uno dei più classici dolci, semplice e antico, è il balsone. La sua preparazione è rimasta immutata nei secoli, fin dal 1300. La ricetta del balsone, a quei tempi, prevedeva un impasto di farina, uova, burro, latte e miele. Quest'ultimo ingrediente - come in tutte le altre preparazioni di cucina - ha poi lasciato il posto allo zucchero, prima di canna e successivamente di barbabietola. Oggi come ieri, il balsone arriva in tavola alla fine del pranzo, quando i bicchieri di lambrusco sono ancora da vuotare completamente ed è piacevole inzupparvi, un po' alla volta, la pasta dorata e morbida, che prende subito il colore viola del vino.

Tale dolce viene distribuito gratuitamente assieme a un bicchiere di lambrusco, in occasione della Millenaria Fiera di Bruino, che ha luogo la prima domenica di luglio di ogni anno.